UGO LEVITA

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13/12/2018, 15:18



Amelia-o-della-pittura-dal-nome-di-donna
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 Al museo archeologico di Amelia la nuova mostra di Ugo Levita, a cura di Anton Carlo Ponti e Mino Lorusso.Con un testo inedito di Vittorio Sgarbi



Dal 15 dicembre al 3 febbraio, al Mueso Archeologico Edilberto Rosa, ad Amelia (TR), la mostra di Ugo Levita, Amelia o della pittura dal nome di donna, organizzata dall’associazione culturale Oltre il Visibile.
Ugo Levita: oltre lapittura 

La possibilità di trasformare la realtà in una giostrasfrenata dell’immaginazione: è questo che attira l’artista Ugo Levita, con la suapoetica magica, il potere dell’illusione, ilgioco "surrealista" che noi, in suo onore, trasferiremo per l’occasione sulgrande schermo, con una rassegna cinematografica pensata ad hoc.Il legame tra il cinema e le altre discipline visive è noto.Ma quali contorni assume nella poetica di questo artista non convenzionale?Dallo schermo alla tela e viceversa, un’immersione unica, con questa mostra, nell’universoonirico del maestro di origini napoletane, ora trapiantato in Umbria.Cinema e pittura, dunque. Lungo la multiforme storia delcinema, diverse sono state le influenze che hanno contraddistinto nel tempo lasettima arte, in un prolungato rapporto di scambio osmotico con il teatro, lamusica e, appunto, la pittura. Quest’ultima, in particolare, ha rappresentato un’incredibilefucina di idee poi trasposte sulla pellicola, origine di un immaginario che hacontribuito a definire l’estetica di alcuni grandi capolavori, secondo percorsie con funzioni diverse a seconda dei singoli autori e titoli. La pittura di Ugo, tutta la sua multiforme attivitàartistica, si colloca in una dimensione poetica molto personale, moltointeressata ai miti, ricca di elementi fantastici e onirici che derivano da unprogramma etico ed estetico rigoroso: in essi circola quell’idea di surrealtàche trova spesso un’interessante e fascinoso rimando a una serie di motiviprettamente filmici.Nell’ammirare le opere del maestro Levita viene subito inmente la tendenza, presentenel movimento surrealista, a sacralizzare la sala cinematografica, atrasformarla in un tempio. In uno scritto di Breton si può leggere al riguardo: "C’è unmodo di andare al cinema come altri vanno in chiesa e io penso che, da un certopunto di vista, davvero indipendente da ciò che vi si dà, è là che si celebrail solo mistero assolutamente moderno" (Breton, Comme dans un bois, 1951].Si può dire la stessa cosa nel meravigliarsi di fronte aiquadri qui esposti: per la loro suggestione, il loro potere ipnotico, la veracapacità di trasportare lo spettatore in un mondo "altro": un’incursionenell’ignoto non molto lontana dall’attività onirica. Lo spettatore "levitiano" viene assorbito dalla finzione chesi dipana di fronte ai suoi occhi stupefatti, può essere condotto in quel puntocritico che unisce lo stato di veglia a quello del sonno, in quella dimensioneinteriore in cui "la vita e la morte, il reale e l’immaginario, il passato e ilfuturo, il comunicabile e l’incomunicabile, l’alto e il basso, cessano diessere percepiti contraddittoriamente." Questa percezione può trasformare lo spettatore e la realtà:la realtà percepita diventa "realtà assoluta", surrealtà. Personaggi che, perdirla con Jean Cocteau, "si muovono nell’insolito come se non lo fosse: unatrappola per catturare la bellezza".  
     
                                                                   Fulvio Di DioPres. Ass. Oltre il Visibile  




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